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Ovviamente non crediamo ai miti pagani o di altra natura. Ma bisogna tenere in gran conto il significato profondo di alcuni miti. Okeanos è quanto mai significativo. I visitatori della Fontana di trevi a Roma conoscono il mito di Okeanos?

Antonio Pileggi
Presidente di Okeanos
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martedì, agosto 10, 2010

A proposito dei bandi per progetti didattico-educativi rivolti ad avvicinare le Istituzioni al mondo della Scuola

Roma, 10 agosto 2010. Dal sito del Governo sono state oggi diffuse notizie riguardanti “le iniziative del Parlamento e del Ministero dell’istruzione per avvicinare i giovani ai valori ed ai principi della Carta costituzionale. Per l'anno scolastico 2010-2011, le iniziative vengono, in particolare, rivolte a due eventi: l'attivazione dell'insegnamento, non più a carattere sperimentale, di “Cittadinanza e Costituzione” e il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. I progetti sono rivolti ai differenti gradi di istruzione, nella convinzione che esperienze di questo genere producano effetti sul piano didattico e formativo. Le scuole interessate possono candidarsi presentando, entro il 20 ottobre 2010 agli Uffici Scolastici Regionali, la propria ipotesi di progetto secondo le modalità previste dai relativi bandi. Questi, per ciascuna scuola i progetti individuati: scuole secondarie di secondo grado: “Dalle aule parlamentari alle aule di scuola. Unità, Nazione, Costituzione”; classi dell'ultimo biennio delle scuole secondarie superiori: “Un giorno in Senato”; classi quinte delle scuole primarie: “Vorrei una legge che...”: classi delle scuole secondarie di primo grado: “Testimoni dei diritti”; classi dell'ultimo biennio delle scuole secondarie di secondo grado: “Giornata di formazione a Montecitorio”; classi quinte delle scuole primarie e scuole secondarie di primo grado: “Parlawiki: Costruisci il vocabolario della democrazia”. I lavori più significativi saranno pubblicati sul sito nella sezione rivolta ai più giovani e sottoposti a votazione per via telematica”. E' corretto riportare per intero le notizie governative, ma nell'occasione voglio ricordare che proprio ieri, 9 agosto2010, sul sito di Okeanos (www.okeanos.org) sono stati pubblicati due link che possono risultare molto utili. I link sono riportati in calce alla presente nota e consentono di reperire agevolmente il testo originario della Costituzione italiana, per come entrata in vigore il 1° gennaio 1948, e il testo attualmente vigente (anno 2010) che è corredato da apposite note sull'evoluzione normativa riguardante la Costituzione. Le note sono state curate dal Servizio Studi della Corte Costituzionale. Per completezza di informazione, è da premettere che Okeanos è un’associazione culturale senza fini di lucro il cui Statuto sociale è stato scritto con specifico richiamo ai principi fissati in tre Carte di indiscutibile valore universale per la loro natura, il loro contenuto ed il contesto storico in cui sono venute alla luce: la Costituzione della Repubblica italiana; la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo proclamata dall’Assemblea generale dell’ONU il 10.12.1948; la Convenzione di New York del 20.11.1989 sui diritti del fanciullo. Ecco perché sul sito web di Okeanos è stato pubblicato, in formato pdf, il testo della Costituzione della Repubblica italiana così come firmato, a Palazzo Giustiniani, dal Capo Provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, il 27 dicembre 1947. Il testo è controfirmato da Umberto Terracini, Presidente dell'Assemblea Costituente, da De Gasperi Alcide, Presidente del Consiglio dei Ministri e comprende il visto del Ministro Guardasigilli Giuseppe Grassi. Colgo l'occasione per ricordare che, nel giugno 2006, Okeanos aveva segnalato al Presidente del Consiglio pro-tempore il fatto che sul sito ufficiale del Governo c'era un testo costituzionale modificato e aggiornato a tutto il 2006 senza alcuna annotazione riferita al testo firmato dai Padri costituenti. A seguito di questa segnalazione, il Presidente Prodi rispose prontamente al Presidente di Okeanos assicurando che “Per quanto riguarda il sito del Governo, al quale stiamo lavorando per renderlo più “aperto” e ricco, sicuramente avrà già notato che nel frattempo è stato aggiornato con il testo corretto e annotato della nostra Carta Costituzionale.” Analoghe assicurazioni giunsero da parte del Ministro per le Riforme e l’Innovazione nella Pubblica Amministrazione, Luigi Nicolais e dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio pro-tempore, Enrico Letta, il quale scrisse: “Relativamente alla Sua sollecitazione sono dunque lieto di poterLe comunicare che la “carenza informativa” da Lei segnalata è stata prontamente colmata e pertanto il testo della Costituzione, fruibile dal sito internet del Governo, è ora corredato dalle relative note”. Antonio Pileggi NOTA BENE: I LINK SI TROVANO SUL SITO WEB www.okeanos.org

domenica, maggio 16, 2010

Una pubblica amministrazione "feudalizzata"

Reclutamenti di dirigenti senza procedure concorsuali e omesse o ritardate assunzioni di dirigenti previsti per Legge, dimostrano un uso delle risorse umane nelle pubbliche istituzioni non certamente ispirato al buon andamento e alla imparzialità dell’amministrazione. Quasi sempre questi comportamenti si accompagnano a: - innumerevoli forme di consulenze esterne o incarichi esterni; - improprie sostituzioni di funzioni dirigenziali; - pretestuose attese di “tempi opportuni” scelti ad libitum per colmare le carenze di organico. Alcune norme hanno aperto dei piccoli varchi che prevedono specifiche e limitate eccezioni al principio generale del reclutamento per concorso. Sono varchi che si tenta sempre di allargare al massimo, spesso con interpretazioni azzardate. Attraverso questi pertugi vengono reclutati pubblici dipendenti che, in molti casi, sono lontani dal senso dello Stato e vicini a chi li ha fatti oggetto della “donazione” di un ambito posto di lavoro. L’uso distorto di risorse umane e di risorse finanziarie non è solamente una forma di malcostume, ma fa parte di un processo di grave appropriazione delle pubbliche istituzioni con conseguente grave sconvolgimento delle fondamentali norme costituzionali che, all’art. 97, prescrivono testualmente: “i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione. Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari. Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso…”. Questa forma di appropriazione è, di fatto, la “feudalizzazione” della Pubblica Amministrazione, una feudalizzazione che si potrebbe anche definire una speciale forma di spoil system all’italiana. Per descrivere il feudo, i feudatari, chi sta in testa e chi sta sotto al feudo, non sono stati spesi e non si spendono fiumi di inchiostro come, invece, è avvenuto nel caso dei “fannulloni” schiaffati in prima pagina. Infatti ha trovato molto ascolto la descrizione mediatica del così detto “fannullone” perché la gente percepisce ed è a conoscenza, in quanto spesso ne è vittima, delle inefficienze della Pubblica Amministrazione. Gli addetti a lavori sanno bene che il fenomeno del fannullone è quasi sempre conseguenza delle responsabilità, a cascata, delle azioni e delle omissioni che riguardano il governo della dirigenza pubblica. Questa responsabilità a cascata non è esclusa dai “principi di organizzazione” introdotti dalla legislazione relativa alla separazione tra compiti e responsabilità di indirizzo e programmazione e compiti e responsabilità di gestione. La separazione viene spesso interpretata come un metodo per scaricare sui dirigenti le responsabilità di gestione per scelte di chi li recluta e dà loro, o dovrebbe dare, le direttive. Poco si discute sulla feudalizzazione che è all’origine delle inefficienze e delle inadeguatezze strutturali e funzionali delle pubbliche istituzioni e che si manifesta sotto diverse forme, a cominciare dalle forme di reclutamento dei pubblici dipendenti. D’altronde, nulla si dice che spesso i dirigenti e i pubblici dipendenti, dotati di esperienza e di ineccepibile professionalità, spesso si trovano in serie difficoltà operative perché hanno a che fare con una produzione legislativa spesso caotica e contraddittoria, con assoluta mancanza di valutazione di impatto delle leggi, con funzioni di indirizzo carenti o inappropriate, con croniche carenze di organico. In definitiva, chi svolge con senso del dovere il proprio servizio all’interno della Pubblica Amministrazione spesso finisce per fare da parafulmine alle inefficienze di un sistema malato dalla “testa”. Un sistema in cui le responsabilità sono da considerare a cascata, dalla testa in giù. E’, quindi, sempre attuale il vecchio adagio secondo cui il pesce puzza dalla testa. Chi c’è in testa? In testa ci sono gli Organi che hanno la responsabilità di indirizzo e di programmazione nelle pubbliche istituzioni. Sono Organi che, approdati al loro posto di “comando”, dovrebbero curare con particolare attenzione come programmare e indirizzare le risorse umane e finanziare che hanno a disposizione e come garantire il reclutamento del personale con regolare procedura concorsuale che assicuri merito e professionalità, nell’interesse dei cittadini. Antonio Pileggi Questo post è il contenuto di un articolo sul quotidiano Europa il 18 agosto 2009

COSTITUZIONE: confronto delle idee di Brunetta e di Berlusconi con quelle di Amintore Fanfani

Brunetta e Berlusconi dovrebbero meditare a lungo su quanto affermato da Amintore Fanfani a proposito della Costituzione. Un Ministro della Repubblica italiana, che ha giurato di essere fedele alla Repubblica e di osservare la Costituzione, ha ritenuto di esprimere, a proposito del primo e fondamentale art. 1 della Costituzione, il suo giudizio secondo cui "... stabilire che l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla". Non trovo parole per rispondere a siffatto modo di giudicare e di commentare il testo scritto dai Padri costituenti. D’altronde, risulta sconcertante ascoltare il Presidente del Consiglio dei Ministri quando si lascia andare a ineffabili commenti sulla Costituzione italiana. Ecco perché sento il dovere civico di ricordare alcune frasi di Amintore Fanfani pronunciate nel corso dell’approfondito e alto dibattito dell’Assemblea costituente a proposito dell’art. 1. “Dicendo che la Repubblica è fondata sul lavoro, si esclude che essa possa essere fondata sul privilegio, sulla nobiltà ereditaria, sulla fatica altrui e si afferma invece che essa si fonda sul dovere, che è anche diritto ad un tempo per ogni uomo, di trovare nel suo sforzo libero la sua capacità di essere e di contribuire al bene della comunità nazionale. Quindi, niente pura esaltazione della fatica muscolare, come superficialmente si potrebbe immaginare, del puro sforzo fisico; ma affermazione del dovere d’ogni uomo di essere quello che ciascuno può, in proporzione dei talenti naturali, sicché la massima espansione di questa comunità popolare potrà essere raggiunta solo quando ogni uomo avrà realizzato nella pienezza del suo essere, il massimo contributo alla prosperità comune. L'ESPRESSIONE "FONDATA SUL LAVORO" SEGNA QUINDI L'IMPEGNO, IL TEMA DI TUTTA LA NOSTRA COSTITUZIONE..." Per chi volesse approfondire ulteriormente l’argomento, si può consultare la Gazzetta Ufficiale del 22 marzo 1947 che riporta l’intero dibattito. Il Gruppo di facebook "Cominciamo dall'art. 1 della Costituzione" ha pubblicato il link per renderne agevole la ricerca. Antonio Pileggi Gruppo di facebook Cominciamo dall'art. 1 della Costituzione

Accordi per cambiare la Costituzione? Rileggiamo la favola di Esopo: il leone, l'asino e la volpe

Apprendiamo di ipotesi di accordi in Parlamento per cambiare la Costituzione italiana. Senza entrare nel merito delle ipotesi di incerta natura e di incerti contenuti che si leggono ogni tanto su alcuni giornali, sembra opportuno tenere in gran conto l'intensità e la consistenza delle “forze” in campo che avessero il desiderio, all'interno del Parlamento, di modificare la Carta fondamentale della Repubblica italiana. Una riflessione a parte potrà essere fatta per le finalità che, attraverso le riforme, vogliano effettivamente perseguire le differenti formazioni partitiche. E' di solare evidenza che, anche per effetto di una ineffabile legge elettorale, nel Parlamento di questa legislatura c'è una schiacciante maggioranza delle forze al governo del Paese. Per esempio, alla Camera dei deputati la maggioranza governativa ha circa 100 deputati in più delle forze di opposizione. Questi rapporti di forza, estremamente “favorevoli” alla maggioranza governativa, non si sono mai verificati nella storia della Repubblica italiana. Di conseguenza, per le opposizioni c'è la necessità di concentrarsi e preparasi con molto impegno sia nelle attività interne al Parlamento e sia nell'eventuale successivo referendum alla stregua di quanto avvenne nel 2006 con la nota battaglia referendaria contro le riforme denominate della Baita di Lorenzago del Cadore. Mentre tutto ciò va accadendo, sembra opportuno rileggere le favole di Esopo. Una favola richiama l'attenzione sull'accordo concluso dal leone, dall'asino e dalla volpe che fecero società fra di loro e se ne andarono a caccia. Quando ebbero fatto un buon bottino, il leone invitò l'asino a dividere tra di loro. L'asino fece tre parti uguali e invitò il leone a scegliere. La belva inferocita gli balzò addosso, lo divorò e poi ordinò alla volpe di far lei le parti. Essa radunò tutto in un mucchio, lasciando fuori per sé solo qualche piccolezza, e poi lo invitò a scegliere. Il leone allora le chiese chi le avesse insegnato a fare le parti così. "E' stata la disgrazia dell'asino", rispose la volpe. Antonio Pileggi Il contenuto di questo post è anche su facebook

sabato, dicembre 15, 2007

Costituzione e lavoro nel sessantesimo compleanno

27 dicembre 2007.

Costituzione e lavoro nel sessantesimo compleanno.

Sessanta anni di vita della Costituzione Repubblicana. E’ nata il 27 dicembre 1947 in un clima post bellico e con miracoloso incontro di sintesi tra culture e tradizioni contrapposte. Ha principi e valori fondativi che hanno messo radici profonde nel comune sentire di gran parte dei cittadini italiani. La straordinaria e sorprendente partecipazione popolare al Refrendum del giugno 2006 ha dimostrato, al di la’ di qualsivoglia piu’ o meno interessata interpretazione del politologo di turno, che le norme scritte dai Padri costituenti durano e sono destinate a durare nel tempo.

Le prime parole della Costituzione sono dedicate al lavoro e l’art. 1 della Costituzione afferma che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

Dura, nel tempo, la questione del lavoro.

Quando nacque la Costituzione c’era uno slogan che ha lasciato il segno in chi ha vissuto in quel tempo: pane e lavoro.

Ora, nel 2007, le questioni della precarieta’ del lavoro e della sicurezza sui posti dove si presta il lavoro sono in primissimo piano nel nostro Paese. C’è anche il problema della cosi’ detta quarta settimana nel senso che ci sono famiglie con difficolta’ nel trovare le risorse economiche necessarie per affrontare il costo della vita nella quarta settima di ogni mese. L’undicesimo Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, richiama l’attenzione sul dramma delle morti bianche e, quindi, sulla sicurezza del lavoro. Il Papa Benedetto Sedicesimo chiede pubblicamente di tutelare la dignità dei lavoratori.

Sappiamo tutti e bene che il costituente ha posto il lavoro al primo posto della Costituzione non solo per gli aspetti della sopravvivenza. Sappiamo tutti e bene che sono molteplici i significati e la portata dell’art. 1 della Costituzione quando pone il lavoro come principio fondante della Repubblica. Ma bisogna tenere presente che le questioni irrisolte sul lavoro non possono essere considerate alla stregua dei vari problemi che assillano i decisori politici.

La questione del lavoro è la questione centrale del Paese.

Giovani e meno giovani stanno aspettando risposte.

I giovani aspettano e i loro genitori, quando ne siano in grado, li sostengono all’interno della solidarieta’ familiare.

Sarebbe troppo lungo commentare questi aspetti e sarebbe troppo lungo commentare gli aspetti del diritto del lavoro e del diritto al lavoro. E’, pero’, da porre in particolare evidenza che il Potere politico deve tenere presente la necessita’ e l’urgenza di dare risposte chiare e precise alle aspettative del primigenio dettato costituzionale posto, non a caso, all’art. 1 e alle aspettative di chi bussa alle porte chiuse sulla questione lavoro.

(A.P. - Roma, 15.12.2007)