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Ovviamente non crediamo ai miti pagani o di altra natura. Ma bisogna tenere in gran conto il significato profondo di alcuni miti. Okeanos è quanto mai significativo. I visitatori della Fontana di trevi a Roma conoscono il mito di Okeanos?

Antonio Pileggi
Presidente di Okeanos
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venerdì, novembre 08, 2013

UNA MELA MARCIA AL GIORNO

Sottoposti a controlli e verifiche da un "controllore" di livello europeo, alcuni lavori eseguiti all'Aquila dopo il terremoto presentano vizi di vario genere: case a rischio di crollo in caso di nuove scosse sismiche, case costruite con materiali scadenti e insicuri, appalti costosissimi, puntuali subappalti, corrotti e corruttori che affollano i luoghi dove ci sia qualcosa da appaltare e dove ci sia l'uso del denaro destinato ai terremotati. Come spesso accade in questi casi, si parla di "infiltrazioni mafiose". Questi esiti e questo modo di descrivere la piccola e la grande criminalità che ruota intorno ad "appalti" e subappalti potrebbe lasciare intendere che siamo innanzi a qualche mela marcia.
Dopo questo ennesimo scandalo italiano dovremmo provare a fare almeno due considerazioni. La prima concerne il fatto che gli illeciti emergano a seguito di controlli effettuati da una Autorità europea. La vicenda dovrà essere approfondita, ma sorgono inquietanti interrogativi, a cominciare dagli interrogativi che riguardano la natura e il contenuto dei controlli che si praticano in Italia in materia edilizia, specialmente nei luoghi ad elevato rischio sismico. La seconda considerazione riguarda la cosiddetta "infiltrazione mafiosa". Sarebbe il caso di andare oltre alla solita definizione e alle solite "distinzioni" tra le forme delinquenziali. Infatti bisognerebbe, a fronte di vizi molto diffusi, cominciare a porre l'accento sul fatto che l'Italia ha ormai smarrito non solo il senso e il valore dell'etica pubblica, ma anche il comune senso dell'onestà. L'idea dell'infiltrazione è quella di un corpo sano in cui si sarebbero infiltrati corpi estranei. Ecco perché  parlare solo di "infiltrazione mafiosa" potrebbe essere "riduttivo" di un fenomeno grave e disseminato in tutto il territorio nazionale. Non siamo solo di fronte a qualcosa di misterioso, di potente e di estraneo che si "infiltra" tra la gente comune, tra la gente per bene. Dobbiamo prendere consapevolezza che ci sono troppi  "furbi" e cricche di furbi non infiltrati, ma costituenti un ampio strato sociale caratterizzato da un modo di pensare e di essere contiguo al mondo della piccola e della grande criminalità. Dappertutto, in campo politico, nel mondo imprenditoriale ed anche nelle relazioni umane circolano, impuniti, furbi e furbastri che approfittano di ogni occasione per lucrare in danno della gente per bene che viene considerata un insieme di fessi o di  polli da spennare. E si sceglie di stare "insieme" ad altri, in qualsiasi forma associativa, con uno scopo non sempre nobile. Infatti c'è una idea di rapina e di parassitismo che è entrata nel modo di pensare di troppa gente che vuole stare "insieme" al prossimo per depredarlo. Le parole mutualità e solidarietà sono scomparse dal vocabolario. La mutualità, che dovrebbe essere l'anima e lo scopo della cooperazione, non sembra molto presente nella legislazione che la regola se si considerano i troppi poteri riconosciuti agli amministratori delle piccole e delle grandi cooperative, cooperative edilizie comprese, di fronte allo scarso potere di controllo posto in capo al singolo associato. Certe esperienze cooperative, in forma molto consociativa, non hanno dato sempre prova di trasparenza, sotto l'aspetto gestionale e strutturale, e non sono state sempre un bell'esempio di effettivo sviluppo economico, sotto l'aspetto funzionale. Anche sul cosiddetto terzo settore italiano ci sarebbero molte considerazioni da fare. Pur senza semplificazioni, potrebbero essere salutari le concrete svolte rinvenibili nella sempre efficace ricetta liberale che offre rimedi concreti in direzione di una consistente riduzione della presenza del Pubblico nell'economia. Questa  significativa opzione di stampo liberale potrebbe servire a contenere al massimo le occasioni di ruberie e potrebbe rendere agevoli e veloci i complessi e molteplici interventi finalizzati ad estirpare la mala erba della corruzione e a rieducare un Paese, dove, la disonestà, anziché l'eccezione, è diventata la regola.
La parola solidarietà, che non riguarda una categoria dello spirito, ma un approccio concreto di vicinanza a chi ha bisogno, non si sente nemmeno pronunciare nel suo autentico significato. Non è azzardato dire che la parola solidarietà si sente pronunciare solo dal nuovo Papa Francesco che proprio oggi, col suo linguaggio chiaro, forte ed efficace, ha parlato del "pane sporco" proveniente dalle tangenti e dalla corruzione. In alcuni ambienti, e la politica non ne è estranea, la parola solidarietà è intesa come un vincolo di "appartenenza" ad una casta di privilegiati o di cricche di potere arroganti e senza scrupoli.
E mentre si restringe sempre più l'influenza positiva nella società dei tanti onesti imprenditori che investono e mettono a rischio  i loro capitali per fare impresa, cattivi esempi vengono dalla nutrita schiera di "prenditori" di appalti pubblici che sono diventati esperti nella teoria e nella pratica della corruzione. Viviamo in un mondo corrotto fino al midollo, un mondo dove il corruttore trova facilmente, e senza seri e severi controlli, chi è felice e contento di farsi corrompere.
Ricordiamolo sempre ai numerosi italiani con la memoria corta che la Convenzione di Strasburgo contro la corruzione è rimasta per oltre un decennio nei cassetti del Parlamento. Sta di fatto che solo con la legge n. 110 del 2012 il Legislatore italiano ha finalmente autorizzato la ratifica della convenzione penale sulla corruzione, fatta a Strasburgo nel lontano 1999.
Tutto ciò che accade in Italia suscita sconcerto. Imperversano i furbi e i furbastri ed essere onesti non è solo fuori moda, infatti in alcuni ambienti, ambienti politici compresi, essere onesti significa essere considerati fessi. Dovremmo prendere coscienza che i furbi e i furbastri sono le mele marce che diffondono e rendono agevole il contagio del marciume. Il vecchio adagio dice che una mela al giorno toglie il medico di torno. In Italia si può dire che una mela marcia al giorno sta togliendo l'onestà di torno.
Sarà lunga e difficile la cura per sconfiggere la malattia perniciosa che, da troppi anni, ha infettato l'Italia e le sue istituzioni. C'è bisogno di una vera rivoluzione culturale e di una autentica rivoluzione liberale per fare riemergere principi e valori affogati nella melma dell'ipocrisia e del malaffare. Si sente un bisogno di aria pulita e di pulizia radicale che elimini i germi dell'infezione. Molto dovrà fare la scuola per ridare fiducia e speranza alle giovani generazioni. La scuola, e la comunità scolastica, come luogo di formazione alla cittadinanza consapevole, ancorché in una dimensione europea, potrà svolgere il suo ruolo essenziale nella ricostruzione morale e civile del Paese. Una ricostruzione che deve passare necessariamente attraverso la riscoperta dei valori e dei principi che ci sono tutti nella nostra "giovane" e, purtroppo, inattuata  Costituzione.
Roma, 8 Novembre 2013

Antonio Pileggi

N.B. Questo articolo è stato pubblicato in data odierna sul quotidiano on line Rivoluzione Liberale

venerdì, novembre 01, 2013

LA SCUOLA ITALIANA: quale politica, quali priorità?

La scuola per costruire il futuro

La cultura, quando è ampiamente diffusa, alza il livello di conoscenza e di formazione del cittadino, alza il livello della società e disegna il futuro di un Paese.
La scuola non può che essere pensata come “investimento” produttivo di risorse umane che siano in grado di affrontare i molteplici e complessi temi della modernità. E’ nella scuola che si può dare l’avvio alla costituzione di quel “capitale umano” che può e deve svolgere un ruolo attivo nei vari campi in cui si articolano e si esplicano sia la convivenza (e la coesione) sociale che lo sviluppo considerati in senso etico, politico, scientifico, tecnologico, economico ed ambientale.
La politica dei tagli alle risorse destinate alla scuola, alla ricerca e alla cultura ha segnato una vera e propria inversione di tendenza rispetto al passato ed ha finito inevitabilmente con l’incidere sulla costruzione del futuro del nostro Paese. D’altra parte si constata, in ambito politico,  l’esistenza di una diffusa volontà diretta a “tagliare” i ponti col passato allo scopo evidente di far dimenticare idee ed esperienze culturali caratterizzanti il sistema scolastico italiano per come si è sviluppato dall’unità in poi. Peraltro, in presenza di tagli di risorse e di memoria storica, nell’ultimo quindicennio è stata praticata la politica degli annunci di riforme che sono state oggetto prima di approvazione e poi di modifiche a seconda delle maggioranze uscite vittoriose nelle diverse competizioni elettorali condotte all’insegna del bipolarismo all’italiana.
La scuola, fin dalla nascita dell’unità dell’Italia, è stata sempre protagonista di un graduale sviluppo ed è stata destinataria di interventi (sempre in aumento quanto a risorse economiche investite) che sono stati fondamentali per assicurare lo sviluppo del nostro Paese. Nel secolo scorso si è addirittura verificato il fenomeno della così detta “espansione scolastica” con significativi investimenti nel campo del “diritto alla studio” che hanno fatto registrare complessivamente risultati più che positivi se si considera che il nostro Paese è diventato uno dei più avanzati sia sul versante economico che sul piano culturale e sociale.
Le attuali forze politiche hanno un grado di attenzione ai problemi della scuola che risente della “polverizzazione” e della mancata "sedimentazione" delle varie scuole di pensiero (laiche, cattoliche e socialiste) presenti in tutti i Partiti del secondo dopoguerra.
È compito essenziale dei Partiti, quindi della politica, fare la sintesi fra i diversi “interessi” coinvolti nella comunità scolastica che è molto ricca e comprende molteplici soggetti (componente studentesca, genitori, docenti e personale scolastico non docente, enti locali, realtà economico-produttive presenti nel territorio, istituzioni culturali, organizzazioni sindacali di categoria, etc).


2) ALCUNE PRIORITÀ
Per sommi capi e nella tradizione del pensiero più autenticamente liberale, si possono indicare, sia pure non in modo esaustivo, almeno dieci priorità da tenere presente:
Studente da considerare come persona umana al centro degli interessi primari della Comunità scolastica e della Comunità sociale. Recupero e rinforzo dell'educazione civica attualmente scomparsa dalle materie scolastiche; 
Dialogo educativo docente-studente da valorizzare e supportare, ancorché in presenza dei nuovi codici di apprendimento che le innovazioni tecnologiche e la modernità delle politiche educative consentono di introdurre, al duplice scopo di alzare il livello della qualità del servizio scolastico e di riconoscere la fondamentale importanza della funzione docente;
Aggiornamento e approfondimenti continui di tutti coloro che sono coinvolti nei processi formativi;
Rapporto scuola-università finalizzato alla formazione iniziale e in servizio dei docenti, al potenziamento della ricerca educativa e dell’orientamento;
Trasparenza e partecipazione nelle strategie educative e formative della componente genitoriale e degli Enti locali;
Autonomia delle istituzioni scolastiche da riconoscere e attuare attraverso una seria cultura dei controlli, della valutazione e, soprattutto, attraverso l’affermazione dell’etica della responsabilità;
Riconsiderazione o abolizione del valore legale dei titoli di studio;
Istruzione permanente e ricorrente secondo i canoni e le esperienze che vengono indicate dall’Europa;
Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) come elementi essenziali dell’architettura formativa in tutto il territorio nazionale per come previsto dalla Costituzione;
Promozione del merito e del successo formativo, nonché diritto allo studio da potenziare sia per combattere adeguatamente il fenomeno della dispersione scolastica che per assicurare ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, di raggiungere i gradi più alti degli studi nel pieno rispetto del dettato costituzionale.
Roma, 1 Novembre 2013.
Antonio Pileggi



N.B. Questa nota riporta in sintesi un precedente articolo dello stesso autore

venerdì, aprile 08, 2011

I giovani italiani nell'epoca del "nepotismo di Papi"

C'è da riflettere su ciò che accade (e che non accade) nel mondo dei giovani italiani. Nell'epoca caratterizzata dal “nepotismo di Papi”, c'è un'intera generazione, quella che andrà a votare nelle prossime elezioni politiche, che è nata e cresciuta sotto il dominio e l'influenza della “egemonia culturale” di S.B. Le giovani generazioni hanno sentito parlare prevalentemente e quotidianamente di S. B., dei suoi “valori” che hanno il profumo della “valuta”, dei suoi modelli di vita che ormai riempiono le pagine dei giornali di tutto il mondo, delle sue barzellette da avanspettacolo e dei suoi vassalli sempre più numerosi e sparsi dappertutto, a destra e a sinistra. E non c'è da meravigliarsi se in questo “clima” i giovani possano aver “maturato” la convinzione di vivere in un “Feudo” dove “quod principi placuit legis habet vigorem”. Sbagliano tutti coloro che, nel porsi all'opposizione dell'attuale maggioranza governativa, si sono soffermati e si soffermano solo sul fatto che S.B. si interessi solo dei suoi personali interessi (e affari). Gli oppositori di minoranza hanno trascurato e trascurano di contrapporsi seriamente e fattivamente alla copiosa produzione legislativa intervenuta nell'ultimo quindicennio nei diversi settori dell'economia, della finanza, delle relazioni industriali, delle relazioni sindacali, del diritto civile, del diritto penale, del diritto amministrativo, del diritto del lavoro, del diritto al lavoro, della scuola, della ricerca scientifica, etc. In effetti S.B. ha governato e sta governando da lunghissimo tempo ed ha instaurato metodi di governo della cosa pubblica che sono, nei fatti e a dir poco, sconvolgenti. Ha trasformato il Paese attraverso una legislazione caratterizzata da un sistematico affievolimento dei principi e dei valori liberali e democratici. E non è nemmeno mancato l'assalto alla diligenza nel senso dell'occupazione e dell'appropriazione dei palazzi del potere. Sarebbe troppo lungo l'elenco delle leggi che hanno cambiato il volto e il “corpo” del nostro Paese. Addirittura il “corpo” elettorale è diventato un insieme di cittadini-sudditi costretti ad esercitare la “sovranità popolare” attraverso una legge elettorale palesemente truffaldina che, tra l'altro, conferisce (regala) alla più forte minoranza coalizzata una schiacciante maggioranza nelle istituzioni rappresentative della volontà del popolo. La mia generazione è nata sotto la monarchia ed ha potuto vedere nascere e crescere la Repubblica democratica nel nostro Paese dopo il disastro della seconda guerra mondiale. La Repubblica ha indicato ai giovani l'importanza del lavoro, l'importanza dei meriti e del merito. Ha ha messo al centro la Persona e il principio di eguaglianza di cui all'art. 3 della Costituzione. Alla nascita della Repubblica i principi e i valori fissati nella Costituzione erano un punto di riferimento condiviso, ancorché in presenza di molteplici e marcate divisioni politico-ideologiche fra le diverse formazioni politiche. Il pluralismo nella Politica era fonte di scontro e di confronto nell'ambito di regole condivise. Era un pluralismo fecondo di idee e di proposte. Era anche fecondo di controlli di natura politica sull'uso del potere esecutivo e sull'uso del potere legislativo. Nonostante fosse uscita dalla guerra distruttrice, l'Italia ha costruito il miracolo economico degli anni '60. La scuola della Repubblica ha conosciuto il fenomeno della “espansione scolastica” che ha fatto registrare progresso e diffusione della cultura. Come sono stati informati e formati i giovani dell'epoca si S.B. sulla storia dell'Italia e sulle attività politiche del '900 che hanno fatto grande il nostro Paese? Da chi e come sono stati informati? Qual'è il messaggio che proviene dalla classe dirigente che vive e vegeta affermando la liceità politica del dare da “bere” la non veritiera parentela della “nipote” di Mubarak? Qual'è il messaggio che proviene dalle “parentopoli” e dalle “dinastie” politiche costituite senza vero merito se non quello, per alcuni personaggi, di essere figli di papà? Cosa sanno e cosa pensano i giovani del merito? Perché ci sono uomini e donne che sono “collocati” o che ambiscono, senza pudore, senza merito e senza attitudine a porsi al servizio degli interessi generali, a candidarsi ad occupare incarichi negli apparati istituzionali? Come spiegare che S.B. ha goduto e gode finanche della “contestualizzazione”, laica e cattolica, dei suoi evidenti “peccati”? Come spiegare che recentemente, solo per fare un esempio, una giovane donna senza particolari meriti ha dimostrato di avere il solo merito di “nutrire” la sua ambizione di ottenere la nomina a ministro degli esteri? Quanta di questa gioventù senza particolari meriti è disseminata nelle istituzioni? Quali effetti ha prodotto e produce questa occupazione del potere pubblico? Quali conseguenze provoca questa occupazione del potere pubblico sulla gran parte dei giovani che quotidianamente si impegnano, e si devono impegnare, per costruire il loro futuro? Come spiegare che la Pubblica Amministrazione è ormai diventata un luogo di accaparramento di posti di vertice attraverso lo spoil system all'italiana inaugurato dalla sinistra e ampliato dalla destra? Mi permetto di esprimere l'avviso che quando cesserà l'epoca dell'egemonia “culturale” e politica di S.B. sarà necessario un serio e diffuso coinvolgimento dei giovani capaci e meritevoli per ricostruire il tessuto morale e politico del nostro Paese e per ridare credibilità alle istituzioni. Roma 9 aprile 2011 N.B. È la riproduzione della nota pubblicata anche su facebook

lunedì, novembre 01, 2010

La scuola di Adro svela il disegno ancora in atto per destrutturare il sistema scolastico italiano

Non bisogna sottovalutare quanto accaduto e quanto può ancora accadere ad Adro o in altre località. L'episodio dei simboli del partito della Lega imposti in una scuola pubblica di Adro è l'ultimo atto di un disegno preciso rivolto a destrutturare il sistema scolastico italiano. Grazie alle iniziative del quotidiano il Fatto e dei democratici, il Ministro della Pubblica istruzione è stato costretto, con “sorpresa” del sindaco di questo “ardito” comune, a farsi promotore di interventi rivolti alla rimozione dei simboli leghisti. Mentre scrivo questa nota, apprendo dal Corsera e da un telegiornale che, dopo la sorpresa per l'intervento tardivo del Ministro della Pubblica Istruzione, il sindaco ha dichiarato che sarebbe disponibile a rimuovere i simboli della Lega solo a fronte di una richiesta del Capo della stessa Lega. A questo punto la vicenda dimostra che siamo arrivati ad una situazione la cui gravità non può essere sottovalutata. Se al Palazzo della Minerva ci fosse stato un autentico liberale e un vero democratico, penso al Ministro della Pubblica Istruzione Salvatore Valitutti, episodi come quelli di Adro non si sarebbero verificati. Valitutti, che prima di essere nominato Ministro era stato anche Provveditore agli Studi, avrebbe troncato sul nascere una qualsiasi iniziativa come quella del comune di Adro. Adro, com'è noto, ci ha già dato prova di un precedente attacco di tipo discriminatorio nei confronti dei bambini figli di genitori che non avevano pagato la retta della mensa. Lo sconvolgimento, in danno dei bambini, di ogni principio fissato nella Costituzione e nella Convenzione di New York del 1989 sui diritti del fanciullo, è anche il connotato di idee e di linee politiche che camminano sulle gambe di una classe dirigente che non si fa scrupolo di agire in spregio ai valori e ai principi che pensavamo fossero patrimonio culturale comune a tutti i cittadini dell'Italia e dell'Europa. Abbiamo constatato quanto sia grave la “semplificazione plebiscitaria” nella gestione, a tutti i livelli, della cosa pubblica. La “semplificazione plebiscitaria” è molto pericolosa perché azzera ogni diritto delle minoranze e facilita sia le esecrabili dittature della maggioranza che il razzismo di vario genere. Solo per restare al livello dei sindaci, non dimentichiamo che sono state introdotte riforme, anche e non solo attraverso leggi elettorali favorite dal partito trasversale dei sindaci, che attribuiscono ad un sindaco più poteri di quanto non ne avesse il podestà. Sono poteri che non trovano più adeguati controlli di natura politica negli organi collegiali elettivi. Ci sono sindaci che nemmeno presenziano ai consigli comunali. D'altronde, la sostanziale mancanza di separazione tra responsabilità politica e responsabilità di gestione è stata accompagnata dalla sistematica demolizione dei sistemi di controllo. E senza un adeguato sistema dei controlli per prevenire e sanzionare abusi e illegittimità, ogni arbitrio diventa possibile. Inoltre, quando non ci sono controlli, diventa difficile anche risalire alle responsabilità, che non possono essere limitate alle remote responsabilità politiche o alle improbabili e impraticabili responsabilità penali. Ad Adro è ormai evidente un disegno politico preciso che vuole demolire la scuola pubblica così come costruita dall'unità d'Italia in poi. E non dimentichiamo che la nostra scuola ha avuto uno sviluppo significativo e importante in sessantadue anni di Repubblica nata dalla Resistenza e regolata da una delle più belle Costituzioni del mondo. Ad Adro, dopo la faccenda della discriminazione dei bambini nella mensa, hanno lanciato con arroganza la provocazione dei simboli della padania. E' da auspicare che, in futuro, ad Adro o in qualunque altro luogo dell'Italia non sia messo in atto il reclutamento diretto e “ad libitum” da parte delle singole scuole di docenti e di personale scolastico. Bisogna stare molto attenti. I problemi della scuola e del sistema scolastico sono molteplici e complessi. Non si esauriscono in aspetti burocratici o in ambiti meramente localistici oppure all'insegna di una esasperata autonomia delle singole scuole. La questione del reclutamento (e della formazione) dei docenti è un aspetto molto serio. Nessuna scuola può essere migliore dei propri insegnanti e nessun grande Paese, nella sua dimensione nazionale ed europea, può avere scuole migliori dei propri insegnanti. Ecco perché i docenti non possono essere formati o assimilati ad una scuola (o ad una idea) di partito. Nelle vicende di Adro ho sentito molti invocare l'intervento del Prefetto e del Provveditore agli Studi. Quanti italiani sanno che dal 2000 i Provveditorati agli studi sono stati soppressi ed è stata anche abolita la professione di Provveditore agli Studi esistente fin dalla legge Casati del 1859? Era una professione composta di circa cento funzionari nell'intero territorio nazionale. I particolari requisiti di alta qualificazione richiesti per l'accesso a tale professione erano valutati dal Ministero della Pubblica Istruzione. I compiti erano delicati perché i Provveditori agli studi erano preposti al presidio della legalità e dello sviluppo del sistema scolastico nel territorio. Il Capo della Lega, Bossi, è un personaggio politico temerario, ma per niente sprovveduto. Chiedeva, fin dalla nascita della sua formazione politica e con insistenza, la soppressione delle Prefetture e dei Provveditorati agli Studi. Per la soppressione dei Provveditore agli Studi è stato accontentato da un governo di centrosinistra. Per la soppressione dei Prefetti (e delle prefetture) non ha insistito perché ha chiesto e ottenuto, dalla destra, il Viminale. Roma 19 Settembre 2010 Antonio Pileggi

I messaggi educativi a base di ineffabili linguaggi, polenta e coda alla vaccinara

Ieri in Piazza Montecitorio, davanti al Parlamento, è stata celebrata una sceneggiata a base di polenta e coda alla vaccinara in un sorprendente rito tra politici della medesima parte politica che hanno voluto dimostrare come l'ineffabile linguaggio usato dal Capo della Lega Bossi, quando ha chiamato porci i romani, sia stato il frutto di una battuta scherzosa. Sembrerebbe che, durante la celebrazione, sia stato cantato anche un inno che recita: “che ce ne frega, che ce ne importa”. La vicenda era stata preceduta, per la prima volta in Italia, da un sussulto di dignità di alcuni politici (della parte avversa) che, attraverso un dibattito nel luogo più alto della democrazia partecipativa e rappresentativa, cioè il Parlamento, volevano sfiduciare il ministro Bossi noto per il suo ineffabile linguaggio, linguaggio che ha connotato il successo politico del medesimo Bossi e dei suoi seguaci. E' appena il caso di ricordare che in Italia ci sono brillanti carriere politiche che passano attraverso dichiarazioni e gesti che sono messaggi molto "educativi" del tipo, dobbiamo considerare Roma una "ladrona", dobbiamo essere “cattivi”, dobbiamo segregare in carrozze di tram differenti i non cittadini, dobbiamo fare gesti volgari, dobbiamo insultare la bandiera italiana, etc. Sarebbe stata la prima volta in Italia che linguaggi e gestualità ineffabili sarebbero stati affrontati sotto l'aspetto dell'etica pubblica e sarebbe stata un'ottima occasione per mettere sotto i riflettori la natura, il contenuto e la portata di un importantissimo articolo della Costituzione, cioè l'art. 54 che così recita: "I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore...". Diffondere, in occasione della discussione della sfiducia, la conoscenza del fatto che la Costituzione prevede questi comportamenti improntati a disciplina e onore avrebbe disturbato parecchi personaggi che occupano le istituzioni e che sono quotidianamente impegnati a diffondere l'idea che abbiamo una Costituzione “catto-comunista”, “brutta e cattiva e poco adatta alla modernità”, desueta e superata dalla "Costituzione materiale". Avevo sottolineato questi aspetti riferiti alle disposizioni costituzionali con una nota che usa nel titolo il gerundio: “Aspettando la mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro Bossi”. Subito dopo la presentazione formale della mozione di sfiducia, il sussulto di dignità è stato, stranamente, fermato da scuse di Bossi che sarebbero state pronunciate non so bene in quale luogo istituzionale. E la mozione di sfiducia è stata ritirata dal luogo istituzionale dove era stata presentata. Io non ho parole per commentare tutte queste vicende, compresa la sceneggiata a base di polenta e coda alla vaccinara celebrata nella Piazza antistante il Parlamento. Mi limito a sottolineare che la storia della conquista del potere da parte del fascismo e del nazismo è anche la storia della violenza e della rozzezza dei linguaggi (gestualità compresa) usati da gruppi organizzati nel territorio con connotati quasi sempre identitari. Il razzismo, l'antagonismo territoriale, il dichiararsi cattivi, la violenza verbale, sono i caratteri identificativi della sottocultura di tutti i regimi autoritari. La storia insegna che è un gravissimo errore politico sottovalutare il linguaggio violento e rozzo. Tutte le volte che vengono sottovalutati i linguaggi e i messaggi della politica si è destinati a soccombere, specialmente di fronte a chi usa le parole come pietre. Io appartengo alla scuola di pensiero che considera queste pietre le armi letali che possono sottoporre a lapidazione la democrazia e la Costituzione della giovane Repubblica italiana. Roma 7 Ottobre 2010 Antonio Pileggi

martedì, agosto 10, 2010

A proposito dei bandi per progetti didattico-educativi rivolti ad avvicinare le Istituzioni al mondo della Scuola

Roma, 10 agosto 2010. Dal sito del Governo sono state oggi diffuse notizie riguardanti “le iniziative del Parlamento e del Ministero dell’istruzione per avvicinare i giovani ai valori ed ai principi della Carta costituzionale. Per l'anno scolastico 2010-2011, le iniziative vengono, in particolare, rivolte a due eventi: l'attivazione dell'insegnamento, non più a carattere sperimentale, di “Cittadinanza e Costituzione” e il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. I progetti sono rivolti ai differenti gradi di istruzione, nella convinzione che esperienze di questo genere producano effetti sul piano didattico e formativo. Le scuole interessate possono candidarsi presentando, entro il 20 ottobre 2010 agli Uffici Scolastici Regionali, la propria ipotesi di progetto secondo le modalità previste dai relativi bandi. Questi, per ciascuna scuola i progetti individuati: scuole secondarie di secondo grado: “Dalle aule parlamentari alle aule di scuola. Unità, Nazione, Costituzione”; classi dell'ultimo biennio delle scuole secondarie superiori: “Un giorno in Senato”; classi quinte delle scuole primarie: “Vorrei una legge che...”: classi delle scuole secondarie di primo grado: “Testimoni dei diritti”; classi dell'ultimo biennio delle scuole secondarie di secondo grado: “Giornata di formazione a Montecitorio”; classi quinte delle scuole primarie e scuole secondarie di primo grado: “Parlawiki: Costruisci il vocabolario della democrazia”. I lavori più significativi saranno pubblicati sul sito nella sezione rivolta ai più giovani e sottoposti a votazione per via telematica”. E' corretto riportare per intero le notizie governative, ma nell'occasione voglio ricordare che proprio ieri, 9 agosto2010, sul sito di Okeanos (www.okeanos.org) sono stati pubblicati due link che possono risultare molto utili. I link sono riportati in calce alla presente nota e consentono di reperire agevolmente il testo originario della Costituzione italiana, per come entrata in vigore il 1° gennaio 1948, e il testo attualmente vigente (anno 2010) che è corredato da apposite note sull'evoluzione normativa riguardante la Costituzione. Le note sono state curate dal Servizio Studi della Corte Costituzionale. Per completezza di informazione, è da premettere che Okeanos è un’associazione culturale senza fini di lucro il cui Statuto sociale è stato scritto con specifico richiamo ai principi fissati in tre Carte di indiscutibile valore universale per la loro natura, il loro contenuto ed il contesto storico in cui sono venute alla luce: la Costituzione della Repubblica italiana; la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo proclamata dall’Assemblea generale dell’ONU il 10.12.1948; la Convenzione di New York del 20.11.1989 sui diritti del fanciullo. Ecco perché sul sito web di Okeanos è stato pubblicato, in formato pdf, il testo della Costituzione della Repubblica italiana così come firmato, a Palazzo Giustiniani, dal Capo Provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, il 27 dicembre 1947. Il testo è controfirmato da Umberto Terracini, Presidente dell'Assemblea Costituente, da De Gasperi Alcide, Presidente del Consiglio dei Ministri e comprende il visto del Ministro Guardasigilli Giuseppe Grassi. Colgo l'occasione per ricordare che, nel giugno 2006, Okeanos aveva segnalato al Presidente del Consiglio pro-tempore il fatto che sul sito ufficiale del Governo c'era un testo costituzionale modificato e aggiornato a tutto il 2006 senza alcuna annotazione riferita al testo firmato dai Padri costituenti. A seguito di questa segnalazione, il Presidente Prodi rispose prontamente al Presidente di Okeanos assicurando che “Per quanto riguarda il sito del Governo, al quale stiamo lavorando per renderlo più “aperto” e ricco, sicuramente avrà già notato che nel frattempo è stato aggiornato con il testo corretto e annotato della nostra Carta Costituzionale.” Analoghe assicurazioni giunsero da parte del Ministro per le Riforme e l’Innovazione nella Pubblica Amministrazione, Luigi Nicolais e dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio pro-tempore, Enrico Letta, il quale scrisse: “Relativamente alla Sua sollecitazione sono dunque lieto di poterLe comunicare che la “carenza informativa” da Lei segnalata è stata prontamente colmata e pertanto il testo della Costituzione, fruibile dal sito internet del Governo, è ora corredato dalle relative note”. Antonio Pileggi NOTA BENE: I LINK SI TROVANO SUL SITO WEB www.okeanos.org

domenica, maggio 16, 2010

Scuola: Quando la mensa diventa discriminazione

Nell’Italia del 2010, governata da uno degli uomini più ricchi del mondo, siamo al secondo caso di provvedimenti che penalizzano bambini figli di genitori che non hanno pagato la retta per il pasto a scuola. Nel primo caso è stato dato un panino in sostituzione del normale pasto fornito al resto della classe. Nel secondo caso è stato disposto, per i bambini figli di genitori “morosi”, il loro allontanamento dalla scuola per due ore: dalle ore 12,10 alle ore 14,10. Quello che sta accadendo in Italia è sconcertante. Questo nostro Paese, nel ventunesimo secolo, sta subendo un processo di annullamento di ogni progresso civile e culturale avvenuto nel corso del ventesimo secolo. Chi ha memoria storica di quanto avvenuto nella scuola pubblica italiana negli ultimi 60 anni resta senza parole innanzi a questi ineffabili episodi che avvengono in una sostanziale indifferenza generale. La scuola di un Paese è sempre lo specchio di una società. Ed è lo specchio di ciò che esiste al presente e di ciò che sarà il futuro della società. L’Italia, dal dopoguerra in poi, ha subito una evoluzione sempre più positiva in direzione dello sviluppo e del miglioramento della scuola che è stata via via aperta a grandi masse di giovani e alle metodologie didattiche sempre più attente alla preparazione dei cittadini del futuro. E le indagini internazionali hanno, da molto tempo, attestato che la scuola primaria italiana è ai primi posti nelle classifiche che periodicamente vengono effettuate per misurare il livello di apprendimento dei bambini. Non è il caso di ricordare la successione delle norme avvenute nel secolo scorso per mettere al riparo i bambini da qualsiasi forma di discriminazione sui banchi di scuola. Mi limito solo a sottolineare quanto stabilito nella Convenzione di New York del 1989 che, all’articolo 3, prescrive:“In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente”. Io credo che giornali e televisioni, specialmente le televisioni che tanta influenza hanno sull’opinione pubblica italiana, dovrebbero ricordare queste chiare e inequivocabili norme a tutte le Autorità che abbiano a che fare con bambini. E’ inqualificabile approntare giustificazioni del tipo meglio un panino che niente. Ho sentito anche un conduttore televisivo venire in aiuto di un politico messo in difficoltà nel suo tentativo di giustificare l’episodio del panino. Bisogna chiamare con nome e cognome questi episodi: il nome è “vergogna” e il cognome è “vergogna”. Se non si corre ai ripari energicamente nel tenere fuori i bambini da questa nuova forma di violenza, assisteremo ad un ulteriore degrado che compromette il presente e il futuro del nostro Paese. Non è progresso pretendere di sanare i bilanci delle amministrazioni locali attraverso interventi discriminatori a spese dei bambini. Altro che progresso, siamo ad una forma pericolosa di regresso camuffato da progresso. Quando frequentavo la scuola elementare, nel dopoguerra, non c’era il tempo pieno a scuola. E la mensa non era considerata un prolungamento delle attività didattiche. C’era la mensa, ma solo per sfamare i bambini poveri. La mensa era una forma di assistenza. Ebbi modo di apprendere dell’esistenza della mensa attraverso un fatto rimasto scolpito nella mia memoria. Infatti alcuni bambini della mia scuola avevano appeso al collo una specie di medaglietta di alluminio con un numero. Mi spiegarono che si trattava dei bambini poveri che venivano fatti uscire dalla classe prima del termine delle lezioni per andare a mangiare un pasto caldo. Portavano questa collana anche fuori dalla scuola. Alcuni ne erano fieri e contenti perché consentiva loro di uscire dall’aula prima della fine del normale orario scolastico. E i più fieri erano i ragazzi più grandicelli perché erano quasi sempre reduci di bocciature e, quindi, “ripetenti” e senza nessun interesse per lo studio. Ovviamente questa barbara forma di assistenza che imponeva il marchio di povertà fin dai banchi di scuola fu poi abolita. Fu giustificata come “emergenza povertà” da dopoguerra. Poi venne la mensa per tutti intesa come prosecuzione delle attività didattiche da realizzare con tutte le cautele e le metodologie opportune di carattere educativo e formativo. Volendo sintetizzare quanto sia accaduto e quanto stia accadendo si può concludere che siamo passati dalla mensa dei poveri della povera Italia del dopoguerra alla mensa intesa come metodologia didattica che include tutti i bambini per finire alla mensa dei ricchi, nuova e recente mensa “esclusiva”. Povera scuola! Povera Italia! Le Autorità che hanno recentemente costretto i bambini al panino o all’esclusione di due ore dalla scuola durante le “attività didattiche” costituite dalla partecipazione alla mensa, si sono trasformati in “docenti” che impartiscono una “bella” lezione. La pedagogia è affidata agli amministratori locali che vogliono sanare i bilanci a spese degli scolari. E’ la stessa pedagogia che imponeva al collo dei bambini quelle medaglie di povertà del dopoguerra. Siamo, nel 2010, ad un nuovo dopoguerra? Il dopo di quale guerra? Antonio Pileggi il contenuto di questo post è presente sul quotidiano Europa:

domenica, aprile 25, 2010

SCUOLA: QUANDO LA MENSA DIVENTA DISCRIMINAZIONE

Nell’Italia del 2010, governata da uno degli uomini più ricchi del mondo, siamo al secondo caso di provvedimenti che penalizzano bambini figli di genitori che non hanno pagato la retta per il pasto a scuola. Nel primo caso è stato dato un panino in sostituzione del normale pasto fornito al resto della classe. Nel secondo caso è stato disposto, per i bambini figli di genitori “morosi”, il loro allontanamento dalla scuola per due ore: dalle ore 12,10 alle ore 14,10. Quello che sta accadendo in Italia è sconcertante. Questo nostro Paese, nel ventunesimo secolo, sta subendo un processo di annullamento di ogni progresso civile e culturale avvenuto nel corso del ventesimo secolo. Chi ha memoria storica di quanto avvenuto nella scuola pubblica italiana negli ultimi 60 anni resta senza parole innanzi a questi ineffabili episodi che avvengono in una sostanziale indifferenza generale. La scuola di un Paese è sempre lo specchio di una società. Ed è lo specchio di ciò che esiste al presente e di ciò che sarà il futuro della società. L’Italia, dal dopoguerra in poi, ha subito una evoluzione sempre più positiva in direzione dello sviluppo e del miglioramento della scuola che è stata via via aperta a grandi masse di giovani e alle metodologie didattiche sempre più attente alla preparazione dei cittadini del futuro. E le indagini internazionali hanno, da molto tempo, attestato che la scuola primaria italiana è ai primi posti nelle classifiche che periodicamente vengono effettuate per misurare il livello di apprendimento dei bambini. Non è il caso di ricordare la successione delle norme avvenute nel secolo scorso per mettere al riparo i bambini da qualsiasi forma di discriminazione sui banchi di scuola. Mi limito solo a sottolineare quanto stabilito nella Convenzione di New York del 1989 che, all’articolo 3, prescrive:“In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente”. Io credo che giornali e televisioni, specialmente le televisioni che tanta influenza hanno sull’opinione pubblica italiana, dovrebbero ricordare queste chiare e inequivocabili norme a tutte le Autorità che abbiano a che fare con bambini. E’ inqualificabile approntare giustificazioni del tipo meglio un panino che niente. Ho sentito anche un conduttore televisivo venire in aiuto di un politico messo in difficoltà nel suo tentativo di giustificare l’episodio del panino. Bisogna chiamare con nome e cognome questi episodi: il nome è “vergogna” e il cognome è “vergogna”. Se non si corre ai ripari energicamente nel tenere fuori i bambini da questa nuova forma di violenza, assisteremo ad un ulteriore degrado che compromette il presente e il futuro del nostro Paese. Non è progresso pretendere di sanare i bilanci delle amministrazioni locali attraverso interventi discriminatori a spese dei bambini. Altro che progresso, siamo ad una forma pericolosa di regresso camuffato da progresso. Quando frequentavo la scuola elementare, nel dopoguerra, non c’era il tempo pieno a scuola. E la mensa non era considerata un prolungamento delle attività didattiche. C’era la mensa, ma solo per sfamare i bambini poveri. La mensa era una forma di assistenza. Ebbi modo di apprendere dell’esistenza della mensa attraverso un fatto rimasto scolpito nella mia memoria. Infatti alcuni bambini della mia scuola avevano appeso al collo una specie di medaglietta di alluminio con un numero. Mi spiegarono che si trattava dei bambini poveri che venivano fatti uscire dalla classe prima del termine delle lezioni per andare a mangiare un pasto caldo. Portavano questa collana anche fuori dalla scuola. Alcuni ne erano fieri e contenti perché consentiva loro di uscire dall’aula prima della fine del normale orario scolastico. E i più fieri erano i ragazzi più grandicelli perché erano quasi sempre reduci di bocciature e, quindi, “ripetenti” e senza nessun interesse per lo studio. Ovviamente questa barbara forma di assistenza che imponeva il marchio di povertà fin dai banchi di scuola fu poi abolita. Fu giustificata come “emergenza povertà” da dopoguerra. Poi venne la mensa per tutti intesa come prosecuzione delle attività didattiche da realizzare con tutte le cautele e le metodologie opportune di carattere educativo e formativo. Volendo sintetizzare quanto sia accaduto e quanto stia accadendo si può concludere che siamo passati dalla mensa dei poveri della povera Italia del dopoguerra alla mensa intesa come metodologia didattica che include tutti i bambini per finire alla mensa dei ricchi, nuova e recente mensa “esclusiva”. Povera scuola! Povera Italia! Le Autorità che hanno recentemente costretto i bambini al panino o all’esclusione di due ore dalla scuola durante le “attività didattiche” costituite dalla partecipazione alla mensa, si sono trasformati in “docenti” che impartiscono una “bella” lezione. La pedagogia è affidata agli amministratori locali che vogliono sanare i bilanci a spese degli scolari. E’ la stessa pedagogia che imponeva al collo dei bambini quelle medaglie di povertà del dopoguerra. Siamo, nel 2010, ad un nuovo dopoguerra? Il dopo di quale guerra? Antonio Pileggi Il contenuto di questo post è stato pubblicato sul quotidiano Europa del 10 Aprile 2010